Archivio per la categoria ‘Google’

La mia nuova guida gratuita al posizionamento

Aprile 30, 2008

Dopo alcuni mesi di raccolta ed organizzazione dei dati, finalmente sono a presentarvi la mia prima guida gratuita al posizionamento sui motori di ricerca, distribuita gratuitamente da Prima Posizione Srl.

Il web sta diventando sempre più una costante per chiunque cerchi informazioni riguardanti qualsiasi argomento e prodotto. Il mezzo più utilizzato, diretto ed immediato per raggiungere questo scopo sono i motori di ricerca, che permettono di trovare siti attinenti alle parole chiave ricercate.

La guida è stata ideata, scritta e sviluppata direttamente dal sottoscritto (SEO ed amministratore di Prima Posizione SRL) dove, grazie a 12 linee guida, spiego i fattori che determinano il successo di un sito sui motori di ricerca (in particolare su Google).

In particolar modo, questa guida è un sunto di tutte le mie esperienze di ottimizzazione e promozione dei siti internet, inoltre è strutturata in modo tale da fornire le nozioni fondamentali al ranking e di coinvolgere webmaster in un percorso formativo riguardante l’ottimizzazione, la promozione, il monitoraggio ed il mantenimento delle posizioni acquisite sui motori di ricerca senza infrangere le linee guida di quest’ultimi (quindi niente tecniche black-hat).

Per stuzzicare un poco la vostra curiosità, vi anticipo l’indice della guida:

1] CHIAREZZA: differenze fra motori di ricerca e directory
2] DEFINIZIONE: Target, studio della concorrenza, scelta delle keywords e dominio
3] OTTIMIZZAZIONE: del sito, i fattori on-page
4] ISTRUZIONE: come istruire i motori di ricerca sull’indicizzazione del sito
5] INDICIZZAZIONE: registrazione ed inserimento del sito all’interno dei motori
6] PROMOZIONE: i fattori Off-Page
7] LINKBULDING: costruire una popolarità in Trust
8] MONITORAGGIO: controllare i risultati ottenuti
9] MANTENIMENTO: come mantenere i risultati nel tempo e migliorarli
10] CONTROLLO: azioni e comandi di controllo
11] MIGRAZIONE: come non perdere il posizionamento quando si effettuano cambiamenti alle pagine
12] DA EVITARE: tecniche ed azioni pericolose che un SEO non deve fare

Oltre ad essere completamente gratuita, la guida SEO di Prima Posizione è completamente ridistribuibile dai webmaster sui propri siti e blog, oppure anche riprodotta su vari formati digitali; sempre a patto che i contenuti, le immagini ed i links non vengano modificati (sapete quanto sono importanti per il copyright).

Ora non resta altro che scaricare qui la guida ed appassionarsi a questo affascinantissimo mondo SEO.

Video di presentazione:

Attendo qui i vostri commenti, critiche e proposte in merito.

Grazie, a presto.

Google, mappe sparite dalle SERP

Aprile 28, 2008

Con molto stupore, stamane mi sono accorto che Google non visualizza più le proprie Google Maps all’interno delle serp.

Per meglio precisare di cosa sto parlando basta guardare queste due immagini:

Prima:

Google maps in serp

Oggi:

Serp senza maps

Questo rinforza ulteriormente i miei convincimenti che in queste ultime settimane il motore californiano stia implementanto i propri algoritmi con un vero e proprio Update paragonabile al famoso Big Daddy.

Infatti dubito che Google, dopo aver promosso in modo assiduo le Maps nei risultati di ricerca, torni sui suoi passi… a meno che non abbia avuto un crollo eccezionale dei click sui propri annunci sponsorizzati Adwords.

Questa, anche se remota, potrebbe essere un’ipotesi che porterà ad un riformulamento delle serp (sia a livello grafico sia a livello di contenuti) in funzione dell’inserimento delle mappe (difatti proprio recentemente è stato dichiarato che Google ha rallentato la propria crescita in termini di fatturato).

Solo il tempo ce lo dirà. ;)

Anomalie nel Webmaster Tool di Google

Aprile 18, 2008

Forse a causa di un aggiornamento dei database, in questa serata ho riscontrato che il WebMasterTool di Google presentava una dicitura alquanto inquietante, su tutti i siti che gestisco.

“Nessuna pagina del tuo sito è al momento inclusa nell’indice di Google. L’indicizzazione può richiedere un po’ di tempo. Ti consigliamo di consultare le nostre informazioni per i webmaster e le istruzioni per i webmaster. “

Questo è ciò il mio pannello di controllo indicava per oltre i 70 siti che monitorizzo e dei quali seguo il web marketing ed il posizionamento sui motori di ricerca. La cosa strana, è che l’anomalia si è verificata dalle 20.00 di questa sera (Venerdì, 18 aprile 2008 ) fino alle 24.00, per poi tutto tornare alla normalità.

Anzi, molto meglio, infatti tutti i dati relativi ai siti sono stati aggiornati:

  • Ultimo accesso di Googlebot
  • Backlinks
  • Errori delle pagine
  • … insomma un po’ tutto :)

Questo fenomeno, è la prima volta che lo osservo, anzi penso di poter dire che vi sia stato un aggiornamento a livello globale che è durato circa 4 ore (dalle 20 alle 24). Il problema sussiste che un web master, che usufruisce di un servizio da pannello di controllo, non si aspetta certo di vedere quella dicitura, che in altri frangenti (se il sito era già regolamente indicizzato) è sintomo di penalizzazione oppure ban del sito (anche se in quest’ultimo caso viene accompagnato da un altro messaggio che suggerisce di seguire le linee guida e di non infrangerle).

Piuttosto, se il servizio “temporaneamente” non fornisce dati reali, è meglio sospenderne l’accesso… almeno questo eviterebbe false apprensioni ai Webmaster. Ad ogni modo, consiglio sempre di verificare direttamente in SERP (risultati delle ricerche) e sui vari Datacenter le indicazioni passate dal WMT, come ho fatto proprio in questo caso, grazie al comando “site:nomedominio.it” ho verificato la presenza dei siti negli indici di Google ed effettuando due o tre semplici ricerche per verificarne anche il posizionamento.

Per concludere, dagli scossoni e fluttuazioni attuali nelle SERP sembra essere in atto un nuovo innesto nell’algoritmo di Google che genera tale instabilità dei risultati. Staremo a vedere nei prossimi giorni come si stabilizzerà e soprattutto con quale qualità in SERP.

Google vs MSN-Live nella lotta contro lo SPAM

Gennaio 11, 2008

Google è il precursore nella lotta allo SPAM nelle proprie SERP, ed in questi ultimi periodi s’è sentito molto parlare della battaglia che Google sta sostenendo contro la vendita e l’acquisto di backlinks.

Google vs MSN-Live strategie differenti contro lo SPAM nelle Serp

“Non acquistare link a pagamento! I link a pagamento sono un male per il tuo sito! I motori di ricerca non consentono la compravendita di links ai fini di incrementare il ranking fra i risultati delle ricerche!”

Hai mai sentito queste parole? Se sei un webmaster oppure un SEO credo proprio di SI, infatti sono i nuovi passi del “Vangelo secondo Google” per ridurre lo Spam presente nei propri indici.

Ad ogni modo, non tutti i motori di ricerca hanno adottato la linea dura come i Californiani come affermano di essere. Difatti MSN-Live non tratta il commercio dei links necessariamente come un tabù.

A tal proposito, alcune dichiarazioni di Geramia Andrick (product manager di MSN Live Webmaster Tools) riguardanti Paid Links (link a pagamento) e Cloacking mi hanno fatto riflettere.

Google non tollera alcun tipo di cloaking perchè desidera vedere ed indicizzare esattamente ciò che gli utenti finali vedono sul sito interner posizionato (difatti solitamente il cloaking è una tecnica che elude i filtri antispam facendo vedere allo spider una pagina ottimizzata, mentre agli utenti la pagina con layout accattivante definitiva del sito).

Inoltre, Google teme i Paid Links perchè potrebbero sovvertire l’integrità del proprio sistema che è basato principalmente sul calcolo del ranking tramite l’analisi dei link (ritenuti come indice di qualità di un sito).

Per tanto, il motore di ricerca Californiano tutela la propria autorità ed efficienza nel modo più semplice possibile: penalizzando, o peggio ancora, bannando i siti trasgressori delle proprie guidelines.

Con molta sorpresa, ho scoperto che il gruppo Microsoft, con MSN-Live non segue in toto ogni decisione attuata da Google (almeno non per tutto). In questi termini, non che MSN consigli l’utilizzo di cloacking oppure di acquistare/vendere links, ma non ne vieta in alcun modo l’attuazione sui propri siti.

In effetti, MSN Live Search inizia a dare i primi segnali di vita, dimostrandosi molto più interessante di prima soprattutto per quanto riguarda il miglioramento della qualità dei risultati ed in termine di comunicazione col webmaster e gestore del sito.

In questi termini, Nathan Buggia di Live Search, in un’email su questi temi ha dichiarato:

“I link a pagamento sono una ‘Zona Grigia’. Sono davvero utili all’utente? Talvolta lo sono ma spesso sono meno rilevanti rispetto ai collegamenti organici all’interno di una pagina. Per il momento ci riserviamo il diritto di trattarli in questo modo.”

Quella Zona Grigia, lascia proprio presupporre che l’argomento sia ancora in fase di studio, visto che alcuni link a pagamento vengono considerati utili ed altri meno. A mio avviso, Live Search sta lavorando sulle metodologie per valutare al meglio la qualità di un backlinks (che sia a pagamento oppure spontaneo poco importa) prima di attribuirgli la corretta autorità e “potenza” in termini di spinta al posizionamento organico.

Anche per quanto riguarda il Clocking, MSN Live sempra porsi in modo più morbido rispetto al concorrente Google soprattutto in riferimento ai siti con forti difficoltà di indicizzazione (come i website realizzati con Flash o tecnologie analoghe).

Questi sono solo due esempi di politiche differenti per la lotta contro lo SPAM in modo da migliorare la qualità delle SERP e del servizio offerto agli utenti. Proprio gli utenti saranno gli arbitri indiscussi nel giudizio finale di chi ha indovinato le proprie strategie e politiche aziendali.

A cura di Michele De Capitani
Prima Posizione Srl - Pubblicità online

Dov’è finito il mio sito su Google? Probabilmente sommerso dalle onde.

Novembre 20, 2007

Proprio così, dopo aver scritto molto sulle onde sinusoidali delle serp di Google che talvolta colpiscono siti di tutti i settori, sono pronto a riparlarne, fornendovi un monito della situazione attuale ed alcune mie ipotesi personali.
Google - Strani artifizi
Intanto, per completezza d’informazione, vi riporto i link relativi agli articoli precedenti in ordine cronologico inverso:

- Luglio 2007, Google, sito penalizzato o fluttuante?
- Marzo 2007, Google: da ballerino a surfista

Ma quando sono iniziate queste fluttuazioni?

Le prime manifestazioni sono state registrate alla fine di Febbraio 2007 e concluse entro il 20 marzo 2007. La seconda ondata ha iniziato negli ultimi giorni di Giugno 2007 e sembra non essersi ancora arrestata.

Vediamo punto per punto cosa accomuna i siti vittima di questa particolare condizione altalenante nei risultati delle ricerche del motore di ricerca Californiano.

Come capire se un sito è in fase di fluttuazione?

1) il modo più facile, aimè, è proprio quello più “doloroso”, infatti basta guardare il grafico tracciato dalle visite sul sito dal nostro software di rilevazione delle statistiche web. Infatti da questo grafico sarà facilmente focalizzate tutte le onde sinusoidali che il sito ha superato. Per esempio se prendiamo questo esempio:

Esempio fluttazione sinusoidale di Google

Infatti qui possiamo vedere il comportamento dei visitatori (quindi gli accessi da Google “purtroppo”) nel corso degli ultimi 5 mesi, con un down del sito inizialmente per 1 giorno, la risalita il giorno successivo, il down per circa 3 mesi, l’up per 15 giorni e la fase di fluttuazione continua che caratterizza giorno per giorno questo sito.

Da questo grafico, inoltre è possibile vedere e quantificare la frequenza delle onde sinusoidali, molto lunghe dall’inizio fino ad una settimana prima dell’export del Pagerank, mentre ora più ravvicinate nell’arco di pochi giorni.

2) le pagine del sito sono correttamente indicizzate in Google, per verificarlo basta effettuare una ricerca con site:www.nomesito.com

3) il sito non è penalizzato. Per verificarlo basta utilizzare alcune piccole query elencate in questo altro post (Capire se un sito è penalizzato su Google)

4) il sito non è più presente nelle prime posizioni di Google (prime 2 pagine) per ricerche con parole chiave che prima della fluttuazione portavano traffico al sito. Solitamente il sito per queste keywords si trova circa 10-30 risultati prima dei risultati omessi in ultima pagina (intorno alla 950 esima posizione)

5) Non tutte le keywords sono sparite, ma solamente quelle secondarie e la long-tail (coda lunga, che significa la combinazione/estensione di più parole chiave; per esempio la long-tail di “hotel roma” può essere “hotel a Roma vicino alla stazione e con vista Colosseo”).

6) Il sito, per keywords storiche o comunque principali non sembra subire “penalizzazioni” in SERP (risultati delle ricerche) se non con qualche abbassamento “naturale” di qualche posizione (al massimo 5 o 6 posizioni). Questo permette al sito di avere una riduzione del traffico generato da Google pari al 90% e non del 100%.

7) La fluttuazione non è fatta relativamente al sito ne tanto meno alla pagina, ma precisamente per ogni keywords. Difatti è possibile che una pagina per keywords differenti si presenti in modo naturale oppure in fluttuazione.

Cosa viene mostrato in SERP al posto del sito?

Grazie a un po’ di confronti ed analisi con colleghi ed amici web, posso affermare che solitamente al posto dei siti “declassati” vengono proposti risultati delle ricerche piuttosto singolari, oltre ai siti che “meritano” il posizionamento nel motore:
- Elenco di directory contenenti i backlink al sito in fluttuazione (sempre che questo sia stato inserito nelle directory)
- Siti SPAM (spam engine, siti che utilizzano tecniche black-hat, etc.)
- Siti con contenuti duplicati
- Siti privi di contenuti validi ed interessati per l’utente finale (per esempio un sito e-commerce che tratta materiali simili ma non possiede a quelli ricercati)

Che tipologia di siti sono stati colpiti?

A differenza delle precedenti fluttuazioni, associate a siti nuovi con poca popolarità e scarso TRUST, la fluttuazione di fine Giugno ha colpito parecchi siti molto autorevoli con centinaia di backlink, contenuti validi sia a livello SEO sia per gli utenti.

Inoltre, sembra non esserci nessuna associazione fra la natura dei siti colpiti. Infatti sono stati declassati siti internet:
- E-commerce
- Vetrina/Istituzionali
- Con/senza Adsense
- Dagli industriali ai contenuti per adulti
- Etc.

Quando si presentano queste fluttuazioni?

Il fato vuole che l’inizio o la fine delle fluttuazioni coincida con l’export/aggiornamento del Pagerank. Molto più complesso è trovare il nesso fra queste due azioni realizzate “simultaneamente” da Google.

Perché questi siti subiscono tali penalizzazioni?

Difficile a dirsi, però ciò che posso dire è che l’ipotesi di pulizia delle SERP non è più attendibile, visto che i tempi sono troppo lunghi e non garantirebbero un buon servizio all’utente finale.

Probabilmente si tratta di fluttuazioni dovute all’inserimento/attivazione di nuovi algoritmi che Google testa e ri-testa e valuta i risultati ottenuti dalle SERP.

Ma un sito come può uscire da questa situazione?

Il mio suggerimento è sempre lo stesso, continuare la promozione del sito come se nulla fosse (lo so è difficile ma attualmente rimedi immediati non ci sono) cercando di creare contenuti originali e raccogliere link spontanei magari anche da siti ad elevato TRUST (successivamente vedremo come riconoscere e captare il trust di un sito).

L’ideale sarebbe rendersi indipendenti da Google, realizzando una comunity sempre presente sul sito mediante blog o forum oppure altri servizi innovativi che prevedano la fidelizzazione dell’utente. :)

A cura di Michele De Capitani
Prima Posizione Srl - Web Marketing Agency

Google, ottimizzazione del sito: i Meta Tag

Settembre 25, 2007

Alcuni consigli su come ottimizzare i propri meta tag, renderli più efficaci dal lato Utente e valutarne l’importanza (o meno) per il motore di ricerca californiano.

Google, ottimizzazione del sito. I Meta tag.

Sempre più spesso mi capita di sentire e vedere webmaster che utilizzano i meta tag in modo scorretto, almeno non ottimizzato per i motori di ricerca, soprattutto per Google. Inoltre, negli ultimi tempi, si è diffusa la “simpatica” pratica di inventare (letteralmente) appositi metatag che dovrebbero incrementare le performance del sito in termini di posizionamento nelle ricerche.

Spero con questo post, di fare chiarezza, ma soprattuto far evitare “errori gravi” a chi sviluppa pagine web utilizzando meta tag a volte in modo estremamente scorretto per gli spider dei search engine.

La dichiarazione

I meta tag vengono elencati nell’head della pagina web, quindi devono essere esclusivamente compresi fra i tag <head> e </head>
La sintassi correttà è questa: <META NAME=”nome-metatag” content=”contenuto/variabili del meta.”>

Meta tag disponibili e scopi (approvati dal W3C)

Prima di elecare i tag, tengo a precisare che le caratteristiche riportate di seguito sono gli utilizzi effettivi per i quali questi meta tag sono stati creati, ma non significa che i motori di ricerca ne tengano conto, proprio come vedremo più avanti.

1) “Description” - Serve per dare una breve descrizione della pagina. La sua lunghezza massima è di 1024 caratteri (comunque si consiglia di usarne al massimo 100-120). Può essere costituito da due frasi, ma deve sempre terminare con il punto (es. <META NAME=”description”
content=”Seomarketingnews, il blog dedicato al SEO ed al web marketing.”> )

2) “Keywords” - Serve per indicare le parole chiave relative al contenuto della pagina. Anche qui la lunghezza massima è di 1024 caratteri, ma si consiglia di non superare un massimo di 5-6 parole chiavi elencate. Ogni singola keywords dev’essere separata da una virgola ed uno spazio (es. <META NAME=”keywords” content=”marketing, web, articoli, seo, motori, ricerca”> )

3) “Robots” - Creato per istruire il robot (spider di qualsiasi motore di ricerca) sugli accessi alla pagina web. Infatti può passare al robot 6 differenti istruzioni:
> “NOINDEX” - lo spider non è autorizzato ad indicizzare la pagina (quindi questa “non dovrebbe” mai comparire fra i risultati delle ricerche)
> “INDEX” - al contrario del NOINDEX autorizza il robot ad indicizzare il contenuto della pagina nei propri database
> “NOFOLLOW” - indica allo spider di non seguire e conteggiare ogni link presente all’interno della pagina (es. con l’attributo “NOFOLLOW” se nella pagina A c’è un collegamento alla pagina B, lo spider indicizzerà la pagina A ma non indicizzerà la pagina B e tantomeno conteggerà il backlink ai fini del calcolo del Pagerank)
> “FOLLOW” - funzione inversa al NOFOLLOW, che autorizza lo spider a conteggiare e visitare tutti i link presenti nella pagina web
> “ALL” = “INDEX” + “FOLLOW” (indicare ALL è come dire di indicizzare la pagina e seguire i link in essa contenuti)
> “NONE” = “NOINDEX” + “NOFOLLOW” (contrario della precedente soluzione)
> “NOODP” - impedisce ai motori di ricerca di utilizzare l’eventuale descrizione di DMOZ (ODP) nei risultati delle ricerche. La sintassi corretta è questa: <META NAME=”ROBOTS” CONTENT=”NOODP”>
I parametri passati, dovranno essere separati da una virgola e da uno spazio (es. <META NAME=”robots” content=”INDEX, NOFOLLOW”> )

4) “Generator” - Indica il programma/software che ha generato la pagina web. Può avere una lunghezza massima di 1024 ma si consiglia di non superare i 100 caratteri (es. META NAME=”generator” content=”Dreamweaver 2.0″> )

5) “Author” - Serve per evidenziare l’autore della pagina ed eventualmente i suoi contatti. Anch’esso può essere lungo fino a 1024 ma meglio porsi il limite di 100 caratteri. (es. <META NAME=”author” content=”Michele De Capitani, michele[at]prima-posizione.it”> )

6) Meta “HTTP-EQUIV” - identifica alcuni parametri che servono al browser per una corretta lettura della pagina oppure per altre funzioni particolari. Nel dettaglio, gli attributi sono:
> “Content-Type” - Indica la codifica della pagina o la tavola dei caratteri utilizzata. La sintassi corretta è questa: <META HTTP-EQUIV=”Content-Type” content=”text/html;charset=utf-8″>
> “Refresh” - Utilizzato per reindirizzare in modo automatico, dopo tot secondi, l’utente su un’altra pagina web. Un esempio concreto potrebbe essere questo: <META HTTP-EQUIV=”refresh” content=”5; URL=http//www.prima-posizione.it/”> dove, nella dichiarazione del contenuto, la prima parte numerica indica i secondi di attesa per il reindirizzamento automatico (in questo caso 5 secondi) mentre il parametro URL= serve per indicare la nuova pagina di destinazione.
> “Expires” - Indica la data di validità della pagina web (es. <META HTTP-EQUIV=”EXPIRES” content=”08/20/2001″> )

Questi sono tutti i metatag disponibili oggi per i webmaster, non e esistono altri tipo: “keypharase”, “Google”, “prayer”… alcuni moto divertenti ma che non offrono nulla di più alla pagina, visto che non vengono interpretati dai robots.

Ottimizzazione dei Meta tag

Allora, inziamo ad eliminare tutti meta superflui, perchè non più considerati oppure inutili e ritenuti ovvi agli occhi degli spider:

METATAG INUTILI:

- Keywords: infatti, ormai da un bel po’ di tempo, viene completamente ignorato da “quasi” tutti i motori di ricerca. Anzi, per Google, la presenza massiccia di parole chiave all’interno di questo meta potrebbe far scattare un campanello dall’arme per sovraottimizzazione (per altro inutile).

- Robots: i pareri su questo meta sono discordanti, comunque a mio avviso risulta essere un meta inutile perchè le funzioni “INDEX, FOLLOW e ALL” sono sotto intese, visto che lo spider è nato allo scopo di indicizzare pagine e seguirne i link. Per gli altri attributi invece, lo stesso Google, consiglia di utilizzare il file robots.txt per bloccare lo spider su determinate pagine e di adottare l’attributo “NOFOLLOW” nei link che non si desidera far seguire al robot (proprio come succede nei commenti dei blog). ECCEZIONE: l’attributo “NOODP” che a volte risulta strategico mettere per aver maggiori click sui propri link (vedi Ottimizzazione del meta tag Description).

- Generator: difatti non serve a nulla ai fini del motore di ricerca ed anche il suo valore per l’utenza è relativamente scarso

- Author: vedi quanto detto per Generator, se si vuole “proteggere” i propri contenuti con copyright meglio scrivere le referenze nel footer di ogni pagina

OTTIMIZZAZIONE DEI RESTANTI METATAG

- “Description” - Questo meta, ai fini del posizionamento non è considerato dai motori di ricerca, comunque la sua ottimizzazione è importante per due aspetti: il primo è lato utente, cioè se all’interno della descrizione mettiamo le parole chiave per le quali intendiamo posizionare il sito, Google visualizzerà nei risultati porzioni del tag description contenenti per l’appunto le keywords. Il secondo invece, è lato motore, difatti differenziare per ogni singola pagina web il meta description agevola ed evita alla pagina di finire fra i risultati omessi per pagine “similari”.
Quindi, il consigli è quello di diversificare sempre ogni meta description che verrà costruito in modo tale da contenere le parole chiave scelte per quella pagina ma contestualizzate in una frase di 2-3 righe (100-150 caratteri) con un senso logico e descrittivo. Come anticipato prima, è fondamentale a tal fine, inibire la descrizione di ODP con l’apposito meta tag “Robots” attributo “NOODP”.

- I meta “Content-Type” e “Expires” sono a completa discrezione del web master, non sono fondamentali ma se vengono indicati non generano alcun danno

- “refresh” - Questo meta è molto importante ed altrettanto “pericoloso”. Infatti, fino a poco tempo fa, l’utilizzo di questo tag era considerato SPAM da Google & Co. perchè utilizzato principalmente nelle Doorways generate dagli spammer che passavano un determinato codice agli spider, mentre reindirizzavano l’utente sulla pagina ottimale. Ora, invece, viene considerato SPAM solamente nel caso in cui il tempo sia impostato con un valore superiore allo “0″ (zero) e la pagina sia ricca di contenuti.
In questi termini, al contrario, il meta refresh utilizzato a Zero secondi su una pagina completamente priva di contenuti viene considerato “al pari” di un redirect 301 (permanente) lato server. Questa tecnica viene chiamata “redirect dei poveri” ed è molto utile quando le pagine sono hostate su server Windows dove non è possibile fare un redirect 301 lato server tramite il file .htaccess.
Quindi, l’unico modo “sicuro” per utilizzare questo meta è realizzare una pagina che contenga solamente questo codice:

<head>
<meta http-equiv=”refresh” content=”0;url=http://seomarketingnews.wordpress.com/” />
</head>

Con questo, spero proprio di aver chiarito alcuni aspetti dei metatag ancora poco chiari, a volte proprio a causa di SEO con uno spiccato spirito umoristico. :)

A presto,
Michele

Google cambia look al WebMaster Tools

Settembre 14, 2007

Il motore di ricerca più famoso al mondo, ormai da circa 2 anni, ha messo a disposizione dei webmaster un account per la gestione dei propri siti, dove reperire informazioni utili riguardanti l’indicizzazione, il posizionamento e le performance di ogni progetto web.

Google Webmaster Tools

Collegandomi oggi al mio account di Google, non ho fatto a meno di notare che “finalmente” il layout grafico è stato aggiornato, reso più navigabile ed intuitivo.

Infatti, penso che i webmaster di tutto il mondo prendano di buon grado questo ritocco grafico anche perchè ora, la navigazione è più semplice e piacevole.

Ma in sostanza cos’è cambiato?

1. la colorazione, da verde a blu

2. elenco dei link monitorati non più in alto a destra ma subito in alto al centro (questo permette un miglior controllo della situazione, soprattutto in termini di velocità di consultazione)

3. le sezioni sono state posizionate ed abbellite sulla sinistra dello schermo

4. nella categoria “Indicizzazione”, a fianco è stato inserito il link alle “Principali query di ricerca »” che permette di visualizzare subito l’apposita scheda

5. nella sezione “Diagnostica” è stata introdotta la suddivisione fra “Scansione Web” e “Scansione Mobile” (la prima indica la cassica indicizzazione per query provenienti dal web, mentre la seconda si rivolge a quella dedicata alle interrogazioni da dispositivi mobili che prevedono file CHTML e WML/XHTML)

6. tutte le cartelle, presentano un semplice ed intuitivo sottomenù coi link alle sottocategorie ed una breve descrizione

7. la categoria “Statistiche” presenta una nuova funzionalità: “Statistiche iscritti” che restituisce il numero di iscritti (tramite RSS e Atom) al sito monitorato tramite l’utilizzo di iGoogle, Google Reader o Orkut

8. la nuova sezione “Strumenti” racchiude tutte le funzioni legate all’analisi del file di robots.txt, gestione della verifica del sito, frequenza di scansione, impostazioni di dominio, scelta del dominio preferito, attivazione/disattivazione della ricerca immagini avanzata e la richiesta della rimozione dell’URL (con una gestione avanzata delle statistiche).

Ecco uno screenshot del nuovo Webmaster Tools:

Naturalmente in america, è già da parecchio tempo attivo sotto questa forma. :)

A presto,
Michele

Google: come capire se un sito è bannato o penalizzato

Settembre 8, 2007

Fra i webmaster, si parla sempre più spesso di penalizzazioni e siti bannati dal motore di ricerca californiano. Facciamo un po’ di chiarezza.

Penalizzazioni e ban di Google

Leggendo svariati post e blog che parlano di SEO e Web marketing, non ho fatto a meno di notare che molti utenti e webmaster, non hanno ben chiara la differenza fra sito bannato e sito penalizzato. Inoltre da un po’ di tempo, un calo nelle Serp (risultati delle ricerche), viene immediatamente associato ad una penalizzazione: non è così e questo post spero delinei al meglio i due significati e come capire se il proprio sito è penalizzato o bannato.

Differenza fra penalizzazione e ban di un sito

PENALIZZAZIONE: il sito internet è presente almeno con una pagina all’interno degli indici di Google, ma viene “retrocesso” di posizioni all’interno delle SERP in cui prima appariva nei primi risultati (prime 2 pagine). In questi termini, vi sono varie forme di penalizzazione (-30 penality, -950 penality, etc.) e, solitamente, la maggior parte delle penalizzazioni sono scovate al 70% grazie agli algoritmi anti-spam e viene risolta (tolta) altrettanto frequentemente con modalità algoritmiche.
Solitamente le penalizzazioni avvengono quando si utilizzano tecniche spam (poco invasive e massicce) per falsare i risultati in SERP.

BAN: il sito viene completamente escluso dagli indici di Google (non è in alcun modo indicizzato, anche per ricerche contenenti il nome del dominio). Questa esclusione dagli indici avviene, più o meno, al 40% in modo algoritmico, ma più frequentemente è un’operazione manuale dovuta a segnalazioni che giungono ai quality rater che studiano i siti presenti fra i risultati di ricerca. Un sito può essere bannato per svariate motivazioni, elenco solo quelle più frequenti:

  • Utilizzo di tecniche SPAM avanzate (cloaking, doorways page, etc.)
  • Backlink ad un sito Bannato (se il sito linka un sito già bannato, è probabile il ban ricada anche sul sito contenente il link)
  • Creazione di un network SPAM
  • Ora che abbiamo definito meglio i significati di penalizzazione e ban, vediamo come scoprire se un sito è vittima di queste due operazioni anti-spam eseguite da Google.

    Come capire se un sito è penalizzato

    Personalmente, per valutare la penalizzazione di un sito, procedo in questo modo:

    1) effettuare una query (ricerca) in Google per il domionio (ad esclusione del “http://www.”) ad esempio per: “nomesito.it”. Se il sito non è presente nelle prime 5 posizioni, ci sono buone possibilità che il sito sia vittima di una penalizzazione;

    2) per avere maggiori certezze, ripetere la query anche per il dominio con il “www.” ad esempio per: “www.nomesito.it” e si traggono le stesse conclusioni del punto precedente;

    3) infine, per la prova del 9, basta ricercare anche il nome del dominio (sempre senza “http://www.”) più una parola chiave principale per la quale il sito è ottimizzato, ad esempio: “nomesito.it keyword principale”. Se il sito si presenta ancora in posizioni inferiori rispetto alle prime 5, la penalizzazione è “quasi” certa (quasi perchè om condizioni particolari, tipo di fluttuazioni sinusoidali delle serp di Google, può darsi che il sito internet non sia veramente penalizzato ma solo in una particolare fase di analisi da parte di Google).

    Come capire se un sito è Bannato

    Sempre in modo personale, io utilizzo queste semplici tecniche per valutare se un sito è stato bannato da Google:

    1) soluzione più semplice ed immediata: effettuare una ricerca col comando “site:” + il nome di dominio, ad esempio “site:www.nomesito.it”. Se non vi sono risultati trovati, allora la probabilità che il sito sia bannato è molto alta. Attenzione però, questo potrebbe anche solamente significare che il sito non è stato ancora indicizzato.

    2) iscrivendo il sito al Webmastertool di Google, nell’homepage relativo al sito internet (dopo la verifica) è possibile vedere alcune indicazioni da parte del crawler di Google che indica chiaramente la motivazione del perchè il sito non sia presente negli indici (ricorda che dal web master tool è possibile anche richiedere la reinclusione di un sito bannato).

    Spero davvero di aver fatto chiarezza a tutti i webmaster ed appassionati che controllano periodicamente le SERP ed i risultati dei propri siti internet in funzione del ranking raggiunto su Google.

    Articolo a cura di Michele De Capitani
    Prima Posizione Srl - Web Marketing

    Google Maps: sempre più servizi, sempre meno spazio per i SEO

    Agosto 1, 2007

    Questa comunicazione dello staff di Google, trovata sul blog dell’università di Baltimora, mi ha fatto riflettere sul futuro del SEO e come si evolverà.

    Esempio di Google Maps per ricerche territoriali

    Come sicuramente avrete notato, Google Maps sta invadendo praticamente tutte le SERP relative a determinate località. Questo, comporta ad ulteriori svantaggi per il posizionamento organico:

    1. Screditamento delle prime posizioni: infatti le maps (tranne in alcuni test dove comparivano fa i risultati naturali) si posizionano sempre nelle prime 3 posizioni. In pratica, una prima posizione ora vale come una quarta, se non meno.

    2. Riduzione dello spazio in prima pagina: attualmente le maps occupano 3 posizioni come se fossero relative al posizionamento organico, che in effetti è passato da 10 a 7 posiizoni disponibili nella fatidica prima pagina

    3. Perdità di visibilità per i link organici, se provate a ricercare con risuluzioni piuttosto basse 800×600 (per esempio), per keywords abbastanza competitive, visualizzerete senza effettuare lo scrolling solamente la maps, contornata da link sponsorizzati (3 nella fascia alta e 5 nella fascia di destra).

    Questo è sicuramente uno svantaggio, soprattutto per i Seo classici, che dovranno escogitare nuove strategie di posizionamento anche relative ai risultati di Google Maps ed altri servizi introdotti da Google (per esempio l’introduzione in serp dei video di Youtube, etc.).

    A presto,
    Michele

    Google, sito penalizzato o fluttuante?

    Luglio 23, 2007

    Studio, analisi e confronto delle fluttuazioni sinusoidali di Marzo e Luglio 2007. Cosa accomuna i siti colpiti? oltre il -90% delle visite al sito?

    Vi sono pochi commenti dei SEO italiani ed internazionali riguardanti le fluttuazioni avute nelle ultime settimane. Allora ho cercato di analizzare i dati sin qui raccolti e confrontarli con le fluttuazioni precedenti.

    In questi termini, ho scritto un articolo che ho concesso in esclusiva a www.fullpress.it (grazie ancora a Anna :)).

    L’articolo lo trovate qui: Google: sito penalizzato? No, fluttuante.

    Sarei lieto di ricevere qui vostri commenti, opinioni e domande. ;)

    A presto,
    Michele