Le sei leve per comunicare in modo strategico

febbraio 3, 2010 di dechigno

Giuliano illustra e riassume in 6 semplici punti fondamentali tutta la comunicazione strategica spiegata in queste ore di corso:

  1. Definire la mappa: dove mi trovo, cos’ho fatto sin qui e la strada percorsa
  2. Obiettivi: dove voglio andare e perchè…
  3. Definire un piano d’azione (strategia)
  4. Canali: quali strumenti di marketing posso utilizzare per raggiungere i miei obiettivi?
  5. Azione: definire cosa fare e le relative priorità
  6. Misurare: monitoraggio dei risultati e raccolta dei feedback interni ed esterni

Il ciclo delle 6 leve viene completato solamente grazie alla misurazione, innescando il circolo vizioso con al centro il cliente, solitamente questo genera un problema, la risposta dell’azienda è quello di risolvere queste problematiche grazie al cambiamento, il cambiamento porta ad altri problemi.

Gli strumenti: Direct Marketing e Mass Marketing

febbraio 3, 2010 di dechigno

Comunicare in modo diretto al proprio cliente iniziative, promozioni e notività in funzione degli interessi del ricevente è lo scopo principale del DIRECT MARKETING (in Italiano, marketing diretto).

Una lettera personalizzata, individuale e precisa è un modo corretto di fare direct marketing che fa sentire il cliente coccolato ed inoltre rende più appetibile la comunicazione, perchè investe l’utenza solo interessata a quel messaggio (trasformandosi da classica pubblicità a risorsa utile e interessante).

L’opposto del marketing diretto è il MASS MARKETING che permette di raggiungere un vasto bacino di utenza ma con profilazioni e personalizzazione praticamente inesistenti.

Quindi costi elevati per vasta divulgazione, ma con risultati in termini di conversione decisamente inferiori e un appiattimento della segmentazione (solo chi è interessato alla pubblicità, coglierà il messaggio).

Marketing Associativo: come farlo, vediamo i punti focali

febbraio 3, 2010 di dechigno

Gli strumenti di marketing per le associazioni sono: definire la base clienti e il target, la presenza sul territorio, utilizzo di referal strategi (feedback di imprenditori soddisfatti e case history).

Puntare alla soddisfazione completa del cliente è la strada da percorre per clienti ed associati perchè innescano meccanismi virali, come il passaparola, lo strumento di marketing più potente e naturale nel mondo della comunicazione e nei rapporti umani.

Inoltre resta fondamentale capire dove si vuole posizionare l’associazione e quali quote di mercato vole ricoprire e conquistare.

Quindi Giuliano ribadisce il concetto dell’importanza massima ed esclusiva del Associato (o del cliente nel caso in cui si parli di un’attività imprenditoriale e commerciale).

E’ fondamentale quindi eseguire una SEGMENTAZIONE della base clienti utilizzando strumenti di gestione e controllo come CRM (Customer Relationship Management).

Questo ci permette di instradare la nostra comunicazione coi i giusti strumenti in funzione del SEGMENTO / CATEGORIA di appartenenza del cliente.

Il marketing mix, quindi diventa “quasi personale” e i benefici sono tangibili per l’immagine aziendale e quindi associativa.

L’importanza dell’immagine aziendale: il marchio (Brand)

febbraio 3, 2010 di dechigno

Giuliano si sofferma su alcuni esempi di ECCELLENZA nella comunicazione e nel consolidamento del BRAND: Coca-Cola, Barilla, Martini, Ferrari, Google, etc. dove ormai è il marchio che determina le vendite e quindi il fatturato delle aziende di successo.

Le scelte vincenti di gran parte di questi BIG dell’industria e dei servizi possono essere riassunte nella loro predilizione di offrire un servizio e prodotto al cliente, cercando di focalizzare le proprie energie a disposizione del cliente.

Quindi il cliente diventa “RE” e va “servito/assistito” a 360 gradi, ascoltandolo e risolvendo i suoi problemi e preoccupazioni.

Quindi la struttura aziendale viene ribaltata (se confrontata coi soliti crismi imprenditoriali e industriali degli anni ‘60), si tratta in effetti di una piramide ribaltata:

  • Clienti
  • Personale di front-office
  • Management
  • Direzione generale e decisionale

Ma quando il cliente ha un “Valore” ?

Dipende soprattutto dal mercato, in un mercato monopolistico infatti il valore al cliente è bassissimo, mentre accresce il proprio peso specifico già in un mercato oligopolistico per divenire immenso nel mercato concorrenziale (o di concorrenza perfetta).

Qual’è il ruolo del front office?

Il front office, come rappresentato nella piramide rovesciata è il contatto diretto col cliente, quindi risulta in posizione cruciale e fondamentale per captare e gestire di primo acchito le esigenze del cliente.

Inoltre rende facile o difficile il lavoro al back-office (a chi deve produrre e decidere).

L’esperienze sul territorio emerse durante i confronti e discussioni in sede di incontro hanno addirittura eliminato il “front-office” classico (il centralino), togliendo qundi ogni filtro fra cliente e managemente/direzione generale.

Questa strategia ha portato un ritorno di associazioni fuoriuscite e incrementare la base di nuovi associati.

Comunicare con successo, gli obiettivi e pianificare la strategia per perseguirli

febbraio 3, 2010 di dechigno

Giuliano continua il suo discorso attraverso la comunicazione riportando nuovamente un esempio negativo per spiegare il concetto dell’importanza di definizione dell’obiettivo corredata da una strategia ottimale per raggiungerlo: LA CAMPAGNA DI RUSSIA nella seconda guerra mondiale, laddove l’obiettivo (forse) era chiaro, è mancata una pianificazione seria e uno studio delle strategie nemiche legate al territorio e clima ostile.

Indispensabile quindi concentrarsi si sugli obiettivi ma prevedere ogni evento possibile e imprevisto che potrebbe succedere o interporsi al raggiungimento del risultato finale.

Tornando alla formazione, Giuliano introduce la comunicazione strategica all’interno del MARKETING MIX, che prevede ed è costituito dalle “Quattro P”:

  • PRODUCT (Prodotto)
  • PRICE (Prezzo)
  • PROMOTION (Comunicazione strategica)
  • PLACE (Distribuzione)

La promozione può essere sviluppata OFF-LINE e ON-LINE con vari strumenti che conosciamo bene, ma forse non sfruttiamo correttamente: sappiamo effettivamente coordinare la nostra immagine fra: Mass Marketing, Sponsorizzazione, Merchandising, Internet Marketing, Email Marketing, Mail marketing, etc. ?!

Il coordinamento e l’ottimizzazione di tutti questi processi da come risultato la “CORPORATE IMAGE” (l’immagine aziendale/assocciativa).

Comunicazione strategica e gestione dell’immagine associativa

febbraio 3, 2010 di dechigno

Giuliano De Danieli introduce il discorso della strategia di comunicazione dicendo che è quella che ci permette di raggiungere gli OBIETTIVI. L’esempio calzante è quello di un neonato che ha un’esigenza, l’unica cosa che può fare per attirare l’attenzione è quella di urlare e piangengere.

Giuliano continua con alcuni esempi di comunicazione strategica come le famose pubblicità di BENETTON e alcune associazioni di categoria molto aggressive dal lato della comunicazione.

Ma cosa significa comunicare strategicamente?

Semplicemente, trovare i mezzi promozionali e di rapporti collaborazionali per raggiungere gli obiettivi prefissati. Bisogna quindi fare un’analisi preliminare e percorrere quindi una strada per ottenere i RISULTATI definiti.

Lo schema è riassumibile in questi semplici steps:

  1. Identificazione del TARGET di riferimento
  2. OBIETTIVI prefissati della comunicazione strategica
  3. Elaborazione del MESSAGGIO
  4. Individuazione dei CANALI di veicolazione della comunicazione
  5. Definire un BUDGET
  6. Definizione del MIX PROMOZIONALE
  7. Misurazione del RISULTATO

Giuliano riporta un esempio di comunicazione strategica di un’azienda americana specializzata nella commercializzazione online di scarpe:  zappos.com. Questa azienda ha basato il proprio successo su due fattori principali: ASSISTENZA al CLIENTE 24/7/365 e soprattutto la possibilità di RESTITUIRE I PRODOTTI entro 365 giorni dall’acquisto.

Confapi Roma: Prima Giornata del corso formativo Comunicazione e Marketing

febbraio 3, 2010 di dechigno

Giuliano oggi terrà il primo incontro di formazione qui in CONFAPI a Roma inerente alla comunicazione strategica e marketing associativo e imprenditoriale.

In veste di assistente, pubblicherò in diretta i vari sunti dei punti strategici esposti da Giuliano in questa interessantissima giornata di incontro e formazione.

Una presa diretta LIVE dell’incontro, state con noi.. :)

Dal Boolen language al potente Google. Come cambia il modo di pensare, di parlare, e di cercare.

gennaio 23, 2010 di edmondantes

cambiamento linguaggio motori ricercaQuesto articolo è frutto di una ricerca iniziata più di qualche tempo fa (più di un anno) i cui risultati venivano controllati non continuativamente ma, per la natura stessa dell’oggetto di studio, ad un intervallo di tempo irregolare.

Un interesse per la linguistica, mi aveva portato a prestare attenzione a come il linguaggio delle persone cambia al cambiare delle abitudini, e a mutare di pari passo ogni qualvolta la società accetta dei cambiamenti più o meno importanti. Il modo di parlare, quindi, unito ai motori di ricerca, mia passione principale, è stato il binomio perfetto che ha costituito la base di questo approfondimento.

Cambia il modo di parlare, cambiano i motori di ricerca. Alla base di questa considerazione, come sappiamo bene, c’è il fatto che molti fattori della nostra vita cambiano costantemente, si evolvono, no sono più idonei al momento che stiamo percorrendo. Anche il linguaggio, quindi, cambia regolarmente. Come ogni cosa, i motori di ricerca, per sopravvivere ai cambiamenti, devono adattarsi e cambiare costantemente anche il loro modo di offrire i risultati.

Il modo più facile per comprendere questo, è partire un po’ da lontano e rendersi conto dei comportamenti che i motori ricerca adottavano quando offrivano i risultati delle ricerche.
Il modo in cui la gente oggi effettua ricerche su internet, è lontano anni luce da come interpretava i motori più di una quindicina di anni fa. Prendendo per esempio gli albori dei motori di ricerca (sarebbe più corretto dire “strumenti poi hanno dato il via allo studio dei motori di ricerca”) ovvero Archie, Gopher, Jughead e Veronica, per riuscire a trovare qualcosa dai loro indici bisognava digitare una stringa altamente specifica. Infatti, considerando i primissimi (Archie e Gopher) per trovare un file, bisognava conoscere esattamente dove questo era dislocato. Bisognava in sostanza, indicare recisamente una frase ch si trovava nel documento di testo che stavamo cercando. Con Jughead e Veronica (che lavoravano sostanzialmente con la stessa logica, ovvero rendendo gli utenti capaci di trovare documento attraverso la digitazione di keywords, ma che ancora non possiamo accostarlo a un motore di ricerca come lo pensiamo oggi, questo venne solamente con Wandex nei primi anni 90) venne fatto un passo in avanti, ma il criterio rimaneva ancora sostanzialmente rudimentale. Nonostante questi modelli che, a mano a mano, subirono avanzamenti, i criteri di ricerca dovevano attenersi comunque a delle linee guida rigide. Il linguaggio naturale con cui noi oggi affrontiamo una ricerca non avrebbe quindi prodotto niente in quel periodo. Gli utenti, dovevano specificare che cercavano “questo e non quello” o “esattamente questa frase”, utilizzavano quindi il linguaggio Boolean per trovare un determinato documento o file. In sostanza il metodo Boolean indicava una tecnica di ricerca che si basava sul restringimento di termini fino al punto di arrivare a far combaciare i risultati della ricerca con la query desiderata.

Facciamo un esempio. Negli indici di un motore, ci potevano essere 2000 pagine dedicate alla parola “lago” altre 2000 dedicate alle parole “acqua dolce”, con un criterio di ricerca “lago acqua dolce” sarebbero potute ritornare 4000 pagine invece, con questo metodo di ricerca, potevamo avere una frazione di queste 4000 pagine che rimandavano solamente ai risultati che avevano “lago acqua dolce” nel testo. Continuando la ricerca per farla diventare ancora più specifica potevamo aggiungere un altro elemento che poteva essere quello “non in Italia”, così avremmo eliminato ancora una fetta di risultati e avremmo avuto solamente i risultati che rimandavano ai laghi di acqua dolce non in Italia. Abbiamo implicitamente utilizzato tre operatori che venivano utilizzati nel criterio di ricerca Boolean “e” “o” oppure “no” rispettivamente con i segni “+”,” –“, “o” (questo qui veniva utilizzato di default e rimandava tutte le pagine con “lago” e “acqua dolce”). Un altro operatore utilizzato era quello delle parentesi, ovvero digitando “lago acqua dolce” dentro la parentesi, si eliminavano tutti quei risultati che non avevano queste parole vicine l’una con l’altra. Un antesignano delle virgolette che si usano ora. (Se si prova a fare questa ricerca ora, Google mostra anche i risultati tra parentesi).

Da allora come sappiamo le pagine sul web sono centuplicate e con esse, anche gi utenti che cercano su internet. Era anche ovvio che anche il modo in cui gli utenti cercano cambiasse. Oggi le persone digitano la query esattamente come loro si esprimono nel linguaggio parlato. Se stessimo cercando informazioni sulle camicie su misura a Milano digiteremmo sicuramente “camicie su misura a Milano”, cosi come ci passa per la mente, esattamente come lo diremmo a voce, e i motori di ricerca sono ben equipaggiati ed intelligenti da gestire questo linguaggio naturale. Digitando infatti “camicie su misura a Milano” Google suggerisce anche diversi risultati, che coincidono perfettamente con il più comune dei linguaggi come “camicie su misura Milano prezzi”, quindi, in sostanza, anticipa il nostro pensiero in base a ciò che la gente presuppone stia pensando. Questo perché si è evoluto in base ai modi di parlare delle persone utilizzando ancora oggi la logica del Boolean language.

Con l’aumento esponenziale delle pagine web e degli utenti, doveva necessariamente restituire i risultati in questo ordine di cose. I motori di ricerca oggi applicano automaticamente gli operatori del linguaggio Boolean e stabiliscono quali stop words non saranno considerate (per esempio gli articoli determinativi) usando invece le congiunzioni e gli operatori di vicinanza come “e” (and) e per stabilire la connessione e la prossimità delle parole e quindi la pertinenza del documento con ciò che abbiamo digitato nella stringa di ricerca, che incide, in ultima analisi, sul ranking. Solamente un anno fa Google non offriva alcuni termini del linguaggio parlato che offre ora, o anche alcune soluzioni. Frutto di una costante ricerca di avvicinarsi sempre di più al modo di pensare dell’uomo per dare soluzioni quasi esattamente coincidenti con quello che la gente pensa. I motori di ricerca saranno sempre più intuitivi.

C’è quindi bisogno che anche le keywords che scegliamo per i nostri siti, e i nostri contenuti, siano all’altezza della situazione.

SEO Video: Ecco come ottimizzare i tuoi filmati per Youtube

gennaio 11, 2010 di dechigno

Con l’universal search e la grande mole di traffico sviluppato ogni giorno, ora e minuto dai canali e media web video, oggi come non mai è indispensabile affiancare a campagne SEO tradizionali (quelle nelle serp per parole chiave) anche attività promozionali di contenuti multimediali, in questo settore la fanno da padrone i VIDEO.

Proprio in questi termini e avendo io stesso l’esigenza per i progetti dei miei clienti (ma anche personali e di Prima Posizione Srl) ho iniziato a studiare il comportamento e quindi i fattori di ranking per ottenere la massima visibilità dei filmati digitali pubblicati su Youtube.

Bene, ecco qui tutto il concentrato (in un solo post) delle mie esperienze in merito:

OTTIMIZZARE LA QUALITA’ DEL VIDEO

  • utilizzare il codec h.264 cercando di mantenere un bitrate di 2000kbps
  • ridimensionare il video a 320×240
  • utilizzando l’encoder assicurarsi di non utilizzare l’opzione interlace
  • qualora il video sia in widescreen utilizzare sempre l’opzione letterboxing
  • avvicinarsi il più possibile ai limiti di dimensioni consentite da youtube (100Mb)

OTTIMIZZARE I FATTORI PER LA SEO (sia per Youtube sia sia Google)

  • Titolo: inserire le parole chiave per le quali si desidera essere trovati (utilizzando la long-tail)
  • Descrizione: inserire subito il link (nel formato: http://www.nomesito.it/) in modo da renderlo sempre ben visibile e cliccabile. Poi utilizzare ancora le parole chiave principali in una descrizione completa ed accurata del video
  • Tags: inserire anche qui le parole chiave per le quali si desidera essere posizionati. Verificare sempre, una volta pubblicato il video, che Youtube metta le “virgolette” ai tags (cambiare eventualmente i tags finchè non si trova la combinazione alla quale Youtube assegni le virgolette).
  • Inserire le coordinate geografiche dove è stato realizzato il video
  • Scegliere sempre i migliori fotogrammi come presentazione iniziale, che rappresentino appieno il video e siano accattivanti
  • Inserire nelle annotazioni i riferimenti agli autori del video e i link alla risorsa
  • Utilizzare le annotazioni in modo puntuale e preciso (senza abusarne) con link ad approfondimenti oppure testi di approfondimento a quanto si vede sul sito
  • Inserire nell’angolo in basso a sinistra il loghetto del proprio sito/brand (rende il tutto più professionale e marchiato). Inoltre è possibile inserire un’annotazione col link al sito proprio sul logo.
  • Una volta pubblicato il video, condividerlo sui social (vedi link relativo) suggeriti direttamente da Youtube (facebook, digg, strumblupon, i principali).
  • Col priorio profilo utente, è interessante andare a scovare: altri utenti che condividono le stesse passioni e chiunque sia interessato ai video pubblicati e richiedere l’amicizia. Questo permette di restare in contatto coi propri amici e fan che riceveranno comunicazioni in relazione alle attività svolte da dal profilo utente su Youtube.

Questi tutti gli accorgimenti che sono riuscito a scovare e verificare su alcuni filmati, per ottimizzare e far rendere al massimo i video su Youtube e quindi anche nellse SERP di Google e della sua Universal Search.

Scrivere per gli utenti e non per i motori di ricerca. Ribadiamo il perchè

gennaio 4, 2010 di edmondantes

Abbiamo più volte detto che quando ci apprestiamo a mettere su un sito, oppure ad aggiornarlo con il SEO in mente, bisogna scrivere per gli utenti e non per i motori di ricerca. Si sente il bisogno però, di spiegare bene il perché di tale affermazione che, se anche ribadita con forza, spesso tralascia il suo concetto base con la convinzione che esso non sia estraneo alla maggior parte di chi ascolta o, in questo caso, di chi legge. Facciamo quindi un passo indietro, cercando di rendere questo fondamentale concetto il più chiaro possibile.

Sappiamo bene che i motori di ricerca, nella determinazione del Ranking di un sito web, usano degli algoritmi. Lo sappiamo bene perché la ricerca della comprensione del loro ragionamento graffia spesso la nostra mente e rappresenta probabilmente la nostra più grande sfida nel SEO. Il discorso inoltre è molto complesso perché possiamo benissimo affermare che se anche qualcuno di noi avesse visto un tale algoritmo, dovrebbe essere un genio della matematica per comprenderlo interamente. O comunque qualcosa che ci si avvicini molto. Questo aspetto comunque, è ciò che rende l’ottimizzazione di un sito per i motori di ricerca una sfida costante.

L’algoritmo del motore di ricerca stabilisce un criterio di valutazione in base al quale tutte le pagine web sono comparate per essere il più pertinenti possibili con la domanda che il navigatore fa al motore di ricerca. Questa valutazione base varia da motore a motore infatti Google, come sappiamo, ha più di 200 fattori che determinano il suo algoritmo, e sebbene possiamo capire alcune parti di esso, non c’è assolutamente modo di capire tutte le parti nella loro completezza. Soprattutto quando Google implementa una mezza dozzina di cambiamenti sull’algoritmo ogni settimana per cercare di assimilare i cambiamenti del modo di pensare delle persone e quindi di come esse effettuano le ricerche nel web. Questi cambiamenti possono riguardare aspetti minori, o maggiori; ma determinano il calcolo alla base del quale l’algoritmo viene continuamente aggiornato. Assodato ciò, quando vogliamo riorganizzare i nostri contenuti web e ottimizzarli per renderli appetibili ai motori di ricerca, dobbiamo tenere in mente alcuni elementi, tra cui, appunto, il più importante: “disegnare il sito per le persone”.

Oltre alle cose che sappiamo su come ottimizzare i link, sia in entrata che in uscita (che appunto devono essere tematicamente correlati al contenuto e utili a chi visita il sito) dobbiamo fare caso anche ad altre cose che erroreamente potremmo giudiucare secondarie. Alcune advertising per esempio, nonostante oggi siano guidate e costruite da keywords, sono ancora lontane dall’essere tematicamente correlate al contenuto in alcuni siti web. Questo disorienterà l’utente e di conseguenza il crawler, a cui piacciono link che indirizzano verso pagine più specifiche e che completino le informazioni della pagina da cui il collegamento ipertestuale è partito. Non dimentichiamoci che in fondo, l’utente, è un cliente del crawler.

Abbiamo detto che l’algoritmo varia da motore di ricerca a motore di ricerca. Alcuni preferiscono una alta keywords density, altri danno molta importanza al contenuto e altri ancora, come Google, attribuisce fondamentale importanza ai link. Poi ci sono i meta tag, il cui valore, anche qui, può cambiare da motore di ricerca a motore di ricerca. Inoltre il più di essi combinano questi fattori in un modo che a noi è in buona parte sconosciuto.

Questo è il punto del nostro discorso.
Perché ciò sta a significare che se noi costruissimo, e riorganizzassimo i nostri siti per i motori di ricerca, prenderemmo parte ad un gioco che è come quello del gatto col topo, e saremmo costantemente impegnati nella ricerca di qualcosa che non conosciamo. Se invece noi avessimo in mente solamente gli utenti, costruissimo siti con l’obiettivo primario di soddisfare le richieste esplicite e implicite (perché il nostro lavoro è anche quello di cercare di individuare come il navigatore pensa) dell’utente, creassimo siti facili da navigare, e scrivessimo contenuti utili con una ramificazione di link ragionata e intelligente, rimarremo probabilmente a lungo nelle grazie del motore di ricerca.

Se ragioniamo in questi termini, non saremmo mai un passo indietro a loro. Anzi, forse saremmo, in qualche modo, anche un passo in avanti. Semplicemente perché l’obiettivo del motore di ricerca, è quello di fornire le informazioni più utili possibili agli utenti. Nella maniera in cui loro desiderano.